La Stagione 2016/2017 in A2 M di R.N.Sori – il racconto

La Rari Nantes Sori rimane in serie A.

Risuonerà strano a tanti, in molti, quasi tutti, saranno dispiaciuti, ma proverò a raccontarvi, a mio modo, avendolo vissuto da dentro, quello che se non è stato un “miracolo”, poco ci manca. In senso buono, intendetemi.

Partiamo dalla fine, dagli ultimi secondi giocati dai granata contro il Frosinone, e non possiamo non citare (solo per anzianità, sia chiaro) il capitano. “Mimmo” Digiesi, ormai 36 primavere, compiute proprio il giorno della salvezza, per di più, con l’ultima rete segnata nella terribile lotteria dei rigori. Una spalla da rivedere, la calottina, chissà, da appendere (“ci penserò”, frase pronunciata ormai in ogni finale di stagione) ma un cuore tinto di granata in tutto e per tutto.

E altri 3 veterani.

L’imperiese Pippo Agostini, “pazzo”, come tutti i portieri, riuscito a ipnotizzare ai rigori il giocatore ciociaro, non rinunciando ad esibirsi con un dito indicante l’angolo dove si sarebbe buttato. Niente tentativi di intervento con il piede, rilanci azzardati, segni di follia, ma una parata, quella benedetta, valsa la salvezza. Della serie “chi di rigore perisce, di rigore ferisce”. Citazione alquanto veritiera, perché se a Chiavari un rigore non avesse condannato i soresi alla sconfitta, sarebbe potuta andare in ben altro modo. Se, e diciamo se, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Rimane la salvezza, quella raggiunta in vasca, sudando, sacrificandosi, proprio ai rigori. Segno del destino? Forse.

L’altro “vecchietto” sono io, ma 27 anni, compiuti lo stesso giorno di Mimmo, il 14 giugno, data che non dimenticherò facilmente, non sono poi tanti dai. Poi Emanuele Rezzano, sì avete capito, quello del pastificio Novella, vera e propria miniera della buona cucina. Trofie, pansoti, pesto, chiedete ai soresi granata, forse anche il loro mangiare sano, ben indirizzati dal buon Emanuele, avrà fatto la sua parte. Poco allenato? Tornato da due anni di inattività? Tutto vero, ma più in forma ancora.

I soresi, gli “oriundi” e un americano, italiano più di tanti altri, in squadra, ma stavolta non è una barzelletta. Stephen Loomis, un ragazzo adorabile con cui, se qualcuno ha avuto la fortuna, a Sori ma non solo, di farci due chiacchiere, avrà capito cosa si intende. I suoi gol hanno contribuito alla permanenza in serie A2. Un merito me lo voglio prendere, l’ho portato io qui, o meglio, senza giri di parole, ma con un messaggino, gli scrissi “Vieni a Sori, siamo giovani, ci divertiamo”. Non un momento di esitazione, o forse sì, ma un anno bellissimo passato con lui, che a malincuore, forse, non tornerà. Ma mai dire mai.

Riecheggiano ancora le frasi “Sono scarsi, vanno giù sparati, fanno zero punti”, le più gettonate a inizio anno. Quelle che ci hanno dato la forza di lottare, cercando di smentire tutti e di dimostrare a noi stessi di non mollare di fronte alle difficoltà.

Era partita bene la stagione, poi qualche sbavatura, scivoloni in casa con Ancona e Chiavari.

“Non si rialzano, sono giovani, non ce la fanno a salvarsi”. Qualitativamente inferiori, non lo neghiamo, con dei limiti, chi non ne ha, ma con gli attributi.

Un gruppo, prima di tutto, perché se non sei squadra, se l’io viene prima del noi non puoi andare da nessuna parte.

Se non ci sono un gruppo, unità di intenti, non vai a vincere a Frosinone con una prestazione di carattere. Non ci ha mai regalato niente nessuno, possiamo andare a testa alta. Eravamo o siamo scarsi? Non ci importa. “Mettiamoci qualcosa in più, sacrifichiamoci, facciamo le cose al massimo e poi, qualsiasi sarà il risultato, noi potremo dire di aver dato tutto”, le parole di mister Cippo (Franco Cipollina) prima del play out. Le giuste corde toccate, una gara 1 quasi perfetta e gara 2 in casa rimessa in piedi dalla costanza e voglia di non demordere, anche sotto di tre reti.

Giovani, ingenui, ma di quell’ingenuità che rende spregiudicati. La banda dei soresi di Cippo, che li ha cresciuti, che con la sua umiltà, il buonismo, la capacità di metterla anche sul divertimento, quest’anno è stato uno degli artefici principali della stagione conclusasi in modo paradisiaco.

Si sono presi le loro responsabilità, dal primo all’ultimo, ma è emblematico che, dopo una gara al cardiopalma, Federico Stagno, classe 2000, senza esitazione dica “Posso tirare il primo?”, ma non dimentichiamoci nessuno, Alessandro Megna, detto “albero” per le sue leve lunghe, marcatore che ha finito la stagione in crescendo, Edoardo Frodà, che avrà modo ancora di farsi le ossa ma che ha tutte le qualità per sbocciare, “la bestia” Federico Zunino, il duro in acqua ma con il cuore d’oro fuori, Giacomo Jonny Penco, il giocatore – tifoso, con la sua indolenza, ma le sue indubbie qualità, emerse nelle due gare decisive (ridendoci su, meglio tardi che mai), i due centroboa, Ermanno Percoco, giocherellone ma migliorato molto nel corso della stagione, e “cannolino” Filippo Giacobbe, senza dimenticare Marco Benvenuto, il classico secondo portiere, figura che in uno spogliatoio non può mai mancare, e il “piccolo” Umberto Timossi, aggregato a Frosinone, rubato al mondo dello Skate. Vogliamo citare anche Giorgio Cotella, il mancino, che comunque ha contribuito ad alcune gioie soresi, nonostante abbia abdicato prima, nella fase di play out. Sori è stato tutto questo. Il direttore d’orchestra, il mister, che ha fatto di tutto, messo il cuore ogni giorno, in ogni allenamento o partita ufficiale che fosse, con le sue grida, gli incitamenti, ha conquistato il massimo. Senza dimenticare Filippo Digiesi, anche lui sempre presente nelle trasferte e non, la “suocera”, fiscale e preciso, Marco Palma, sempre sul bordo vasca ogni santo giorno, Paolo Scaffai dietro ai social.

Grazie a tutti, a quelli che dall’inizio alla fine hanno lottato con un obiettivo e l’hanno raggiunto.

Grazie perché la montagna è stata scalata.

“Quelli più deboli” hanno dimostrato che con la volontà e il gruppo si può. I bambini piano piano diventeranno adulti e questi momenti, con quattro rigoristi soresi su cinque, e il bagno di folla granata, saranno ricordati per tutta la vita.

Ah, piccolo particolare, grazie a quelli che vengono bollati come “i quattro casinisti”, ogni volta una multa (forse è vero), ma presenti dall’inizio alla fine a sostenere i propri colori. Cantare, incitare, da Ancona a Firenze, passando per Imperia e tutte le piscine liguri, fino a Frosinone, dove non hanno dato spazio a possibili critiche comportamentali. Grazie alla Nuova Guardia Sori.

Sori in quel “mercoledì da leoni” ha mostrato il suo affetto, bimbi in piscina, palloncini, striscioni, tutti uniti.

“Un giorno all’improvviso, mi innamorai di te, il cuore mi batteva, non chiedermi perché. Di tempo ne è passato, e siamo ancora qua, e oggi come allora, la Nuova Guardia è qua”.

Questo il coro finale, nel delirio più totale, ma quel che resta è l’impresa dei giovani. Sì loro, che fino a poco tempo fa guardavano le partite dagli spalti, ora sono diventati protagonisti, attori di un film che si chiama serie A.

Grazie a tutti davvero.

Firmato: Daniele Elefante – centrovasca R.N.Sori – stagione 2016/2017 A2 M


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giugno 17th, 2017|news|

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